Cosmetici, davvero così sicuri?

Un rimedio per ogni male

Rossetti, fondotinta, gel energizzanti, creme antirughe, prodotti solari: insomma cosmetici che promettono di donarci un nuovo aspetto rendendoci più giovani e attraenti. Oltre a chiedersi se funzionino veramente, bisognerebbe però interrogarsi sulla loro sicurezza. Contengono sostanze che potrebbero essere rischiose? Hanno una scadenza? Sono allergizzanti? Tutte domande che dovremmo imparare a porci prima di acquistare un nuovo prodotto al fine di evitare spiacevoli conseguenze sulla salute della nostra pelle. A tutelarci anche il Regolamento sulla materia approvato dal Parlamento Europeo che mira a rafforzare le norme su sicurezza dei cosmetici, responsabilità dei produttori e controlli necessari.

Iniziamo dall’etichetta

L’etichetta dei cosmetici oggi deve essere molto più completa. Il consumatore deve trovare indicata, innanzitutto, la funzione del cosmetico (per esempio: “prodotto per capelli, barba o baffi”, “prodotto per le unghie”, “uso professionale”) e la durata di conservazione minima (che, però, non è obbligatoria per i prodotti con una durata minima superiore ai 30 mesi). Già le direttive entrate in vigore nel 2005, infatti, specificavano che per i cosmetici con periodo di validità deve essere indicato il lasso di tempo in cui il prodotto, una volta aperto, può essere utilizzato senza effetti nocivi.

L’indicazione in etichetta del periodo post-apertura ha lo scopo di fornire informazioni sulla stabilità del cosmetico. Si tratta di un simbolo, che viene apposto sia sul contenitore vero e proprio che sulle confezioni esterne, ed è rappresentato da un barattolo di crema aperto, facilmente identificabile. Accanto o all’interno di questa figura è riportato il periodo di tempo (espresso in mesi seguito dalla lettera M) entro il quale il prodotto deve essere utilizzato a partire dalla prima apertura.
Inoltre, sull’etichetta si troveranno elencate le eventuali precauzioni per l’impiego e una lista degli ingredienti elencati in ordine decrescente di peso. Non dovranno, invece, comparire né sulle etichette, né in pubblicità diciture, denominazioni, marchi, immagini o altri segni, «che attribuiscano ai prodotti caratteristiche o funzioni che non possiedono».

Sostanze nocive al bando

Il nuovo regolamento conferma le circa 1370 sostanze che è proibito utilizzare nei cosmetici. Tra queste figurano l’arsenico, il cloro, il curaro, il mercurio, la nicotina, il piombo, le sostanze radioattive, il cloroformio, i catrami di carbone, numerosi idrocarburi e gas, diverse paraffine.

L’uso di altre sostanze, come l’ammoniaca, l’acqua ossigenata o il nitrato d’argento, è permesso con precise limitazioni in merito all’impiego, alla concentrazione e alle avvertenze. Sono vietate le sostanze classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione. Sono ammessi invece i coloranti, i conservanti e i filtri UV, riportati in apposite liste positive.

Attenzione alle allergie

Oltre alle sostanze “oggettivamente” nocive, è importante tenere in considerazione le componenti che possono essere “pericolose” per noi, perché magari ci procurano fastidiose dermatiti o altri disturbi.

A tal proposito, il Comitato Scientifico per i prodotti destinati ai Consumatori dell’Unione Europea ha stilato un elenco di 26 sostanze, di sintesi, ma anche naturali, che rappresentano la principale sorgente di dermatiti allergiche da contatto. Si tratta, senza volerle indicare nel dettaglio, di fragranze (10,2%), coloranti di tinture per capelli (6,8%), eccipienti (6,1%) e conservanti (4,9%) che, sebbene presenti in percentuali all’apparenza inconsistenti, possono scatenare reazioni allergiche. Le direttive internazionali impongono che tali sostanze, spesso nascoste sotto una generica voce“profumo” o “aroma”, vengano indicate utilizzando il nome dell’Inci (International nomenclatur cosmetic ingredient) anche là dove siano utilizzate per la realizzazione di una fragranza brevettata.
L’indicazione dei componenti potenzialmente allergizzanti rappresenta un’importante novità per chi soffre di dermatiti legate all’uso dei cosmetici. Se infatti si conosce la sostanza a cui si è allergici si può, leggendo l’etichetta, evitare l’acquisto di quel prodotto.
Infine, recenti studi scientifici riguardanti la sicurezza dei cosmetici si stanno focalizzando anche sull’eventuale presenza del glutine. Sembra infatti che sia possibile l’assorbimento percutaneo di tale proteina, anche se in quantità bassa se non minima, e che quest’ultima possa sostenere, se non peggiorare, i sintomi della celiachia. L’Associazione Italiana Celiachia ha già cominciato a segnalare il problema ai propri iscritti e sono già disponibili in commercio cosmetici e prodotti per la cura personale privi di glutine.

Nanomateriali, questi sconosciuti

Sempre più spesso, si sente parlare di nanotecnologie e nanomateriali. Una delle industrie che utilizza maggiormente questi materiali in prodotti destinati ai consumatori è proprio quella cosmetica. Accanto alle creme solari con ossido di zinco, il nano-make up prevede rossetti e mascara al titanio, creme antirughe a base di silicio, dentifrici ai nanocristalli… Grazie alla ricerca e allo sviluppo di nuovi sistemi emulsionanti, inoltre, oggi è possibile ottenere nanoemulsioni, cioè prodotti che contengono goccioline di olio di dimensioni dell’ordine dei nanometri, disperse nella fase acquosa.

La nuova regolamentazione dedica un intero capitolo all’utilizzo dei nanomateriali, che sono attualmente presenti nel 5 per cento dei cosmetici. Innanzitutto viene data una definizione specifica di cos’è un nanomateriale, cioè “un materiale indissolubile o bioresistente prodotto intenzionalmente con una o più dimensioni esterne, o una struttura interna, di dimensioni tra 1 e 100 nanometri”. Dopodiché si specifica che “fabbricanti e distributori devono notificare tutti i prodotti che contengono nanomateriali sei mesi prima della loro commercializzazione, e fornire informazioni sulla dimensione delle particelle e sulle proprietà fisiche e chimiche del prodotto, con una stima della quantità di sostanze che si prevede immettere sul mercato per anno, il profilo tossicologico e le condizioni di esposizione”.

Sebbene le associazioni di settore assicurino che tali prodotti vengono già sottoposti a rigorosi test, alcuni temono che queste sostanze possano essere in qualche modo nocive per la salute. Si possono allora seguire le regole più severe, quelle dettate dagli standard del Cosmos, gruppo europeo di lavoro che definisce le caratteristiche dei prodotti cosmetici biologici e naturali. Questo standard europeo, frutto del lavoro di armonizzazione dei principali enti di certificazione della cosmetica naturale e biologica di Francia, Inghilterra, Belgio, Germania e Italia, adottando il principio di precauzione, vieta l’utilizzo di particelle inferiori a 100 micron (100.000 nanometri) per qualunque preparazione cosmetica.

In questo caso la sicurezza dovrebbe essere assolutamente garantita!

Dott.ssa Giulia Volpe, Scientific Editor

Fonte: Regolamento (UE) 1223/2009 sui prodotti cosmetici

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