Primavera, che fatica!

Sintonizzare l’orologio biologico

È oramai dimostrato che esiste un legame molto stretto tra le condizioni climatiche-atmosferiche e i processi fisiologici che avvengono nell’organismo.

Le modificazioni dei parametri meteorologici richiedono infatti uno sforzo di adattamento al nostro fisico, in alcuni individui in modo più sensibile che in altri. Con l’arrivo della primavera le variazioni climatiche in grado di influenzare il nostro benessere sono sostanzialmente due: l’aumento della temperatura e il prolungamento delle ore di luce.
Entrambi questi parametri, per ragioni diverse, sono coinvolti nella tipica sensazione di stanchezza che molti avvertono a fine marzo, che continuano a sopportare in aprile e da cui finalmente si liberano in maggio, quando la bella stagione è davvero conclamata.

Con l’aumento della temperatura dell’atmosfera l’organismo deve imparare a smaltire meglio e più in fretta il calore che viene prodotto con le normali attività fisiche, in particolare se si fa sport. Per aiutarlo in questo nuovo “impegno stagionale”, dobbiamo riabituarci a scoprirci, evitare la lana e optare per il cotone almeno quando è possibile. Ma se la temperatura mite può indurci qualche sudata in più e compromettere la nostra sensazione di benessere, ci è di aiuto – e questa è una bella notizia – nell’affrontare  meglio le diete: il calore e la diminuzione fisiologica di acqua e sali fanno infatti perdere peso in modo naturale.

Una questione di luce

La luce è probabilmente il parametro meteorologico che più di tutti gli altri influenza la vita del mondo animale, e la nostra, in quanto agisce sia sul nostro cervello sia sul nostro stile di vita: se durante l’inverno consideriamo chiusa la giornata più o meno alle 17-18, ovvero un’ora-due dopo l’avvento del buio, in primavera tendiamo inevitabilmente ad allungare la nostra giornata. Insomma arrivato marzo ci fermiamo più tardi, tutti quanti.
Questo cambiamento di stile, all’inizio della stagione soprattutto, contribuisce a farci sentire più stanchi. Per quanto riguarda l’attività della luce sulla nostra fisiologia è bene sapere che una maggiore esposizione alla luce influenza l’attività del cervello, quindi i livelli dei diversi ormoni e il ritmo veglia-sonno. Infine, ma non per questo meno importante, l’umore.

Se l’umore fa i capricci

In generale tutte le modificazioni fisiologiche che la primavera e in particolare il prolungamento delle ore di luce inducono fanno bene all’umore, lo migliorano! Non a caso la primavera è in natura il momento del risveglio dal letargo, del corteggiamento, dell’accoppiamento, delle nascite. Insomma la primavera favorisce la vita. Detto ciò, è vero che alcune persone sopportano male i cambiamenti di stagione e quindi anche la fine dell’inverno. Chi è affetto dalla cosiddetta depressione stagionale (Sad – Seasonal affective disorder) all’inizio della primavera può essere vittima di sbalzi dell’umore più evidenti. I meteoropatici avvertono sonnolenza e fanno fatica a concentrarsi. Chi è vittima della cefalea a grappolo può subire con la bella stagione una riacutizzazione del disturbo, favorita, secondo gli esperti, dalle modificazioni ormonali indotte dal prolungamento delle ore di luce e dalla modificazione del ritmo sonno-veglia.

È l’ora dei check-up?

La primavera non è, di solito, la stagione in cui le malattie si presentano più che in altri momenti dell’anno. Quella semmai è l’inverno, con il bagaglio di virus influenzali e parainfluenzali in circolazione e le conseguenti patologie da raffreddamento che i microrganismi comportano. La stanchezza che molti di noi avvertono non è infatti un disturbo da curare, magari con erbe o integratori, ma semplicemente la risposta del nostro corpo alla natura che si modifica. Ha quindi poco senso parlare di migliore stagione per il check-up.
Tuttavia succede spesso che la primavera sia il momento dell’anno più comodo per fissare i nostri appuntamenti con la prevenzione, visto che in effetti d’inverno, tra un raffreddore e una bronchite, tendiamo a procrastinarli. E poi è certamente la stagione in cui anche i più restii si cimentano in una qualche attività fisica. Se le cose stanno così è chiaro che è il momento di fare qualche analisi, in particolare se siamo tipi sedentari, se non abbiamo più 20 anni e se abbiamo trascorso un inverno particolarmente difficile in termini di salute.

 

Attività fisica, vietato strafare

Gradualità: è questa la parola d’ordine per chi in primavera vuole lanciarsi in attività sportive, magari nuove.
Pensare di rimettere improvvisamente in forma muscoli e ossa abituati alla sedentarietà e polmoni stressati dall’aria inquinata degli ambienti confinati nei quali ci ripariamo, o dalle patologie respiratorie che abbiamo dovuto sopportare d’inverno, può essere una pretesa irragionevole. Allora per evitare strappi, contratture, dolori articolari, gonfiori, mal di schiena , difficoltà respiratorie o anche cadute per eccesso di stanchezza, iniziamo a fare jogging per 10 minuti al giorno, allungando la nostra corsa di 5 minuti ogni 2-3 giorni. Stessa cosa in palestra, dove faremo sempre precedere gli esercizi con un quarto d’ora di riscaldamento aerobico, e in piscina, dove posticiperemo le venti vasche al mese prossimo.

Una ritrovata volontà stagionale di muoversi potrà poi essere l’occasione per sottoporsi a un elettrocardiogramma sotto sforzo: facendo pedalare la persona in cyclette o sul tapis roulant, si valuta l’attività cardiaca con sforzo muscolare progressivo. Può eventualmente essere il caso di sottoporsi ad una radiografia al torace, per verificare lo stato di bronchi e polmoni, in genere più compromesso nelle persone sedentarie: la posizione da seduto non consente un respiro profondo nei fumatori e in coloro che sono in sovrappeso, e soprattutto alla fine dell’inverno. E poi sicuramente sarà il caso di sottoporsi agli esami di routine del sangue e delle urine. Un ortopedico, ma anche il medico di base, potrà dare un’occhiata allo stato della colonna vertebrale che, specialmente nelle persone che tendono a muoversi poco e non proprio giovanissime, potrà risultare irrigidita e con segni di artrosi. Se così fosse, è bene chiedere allo specialista quali attività sportive escludere.

Le regole d’oro

Per quanto riguarda l’alimentazione, aumentare i quantitativi quotidiani di frutta e verdura, consumare una buona quantità di carboidrati (pane, pasta, riso) e limitare proteine e grassi (carni, condimenti), più adatti al freddo dell’inverno. Ma soprattutto bere più acqua!

Rispetto all’abbigliamento, è bene adattarsi alla temperatura: scoprirsi se fa caldo, coprirsi se la colonna di mercurio si abbassa. Insomma seguire il clima e i suoi sbalzi anche nel corso di una stessa giornata, optando per un abbigliamento a strati.

Se si decide di affrontare una nuova attività fisica – non parliamo necessariamente di uno sport, ma anche della corsa al parco o con la bicicletta sulle piste ciclabili – farlo con gradualità. Non c’è fretta: abbiamo sei mesi di bella stagione davanti a noi per rimetterci in sesto.

Per evitare la stanchezza primaverile è bene imparare a gestire i ritmi sonno-veglia evitando di modificare bruscamente le nostre abitudini. Anche se il giorno è più lungo noi siamo sempre gli stessi…
Dott.ssa Stefania Mengoni, scientific editor

Fonti

  • Schnell A, Albrecht U, Sandrelli F. Rhythm and mood: relationships between the circadian clock and moodrelated behavior. Behav Neurosci. 2014 Mar 24. [Epub ahead of print]
  • Curtis AM, Bellet MM, Sassone-Corsi P, et al. Circadian clock: proteins and immunity 2014;40(2):178-186.
  • Foster RG, Kreitzman L. The Rhythms of Life – What your body clock means to you. Exp Physiol. 2014 Feb 28. [Epub ahead of print]

 

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