Trucco permanente e tatuaggi, cosa c’è da sapere?

Un amore sofferto, un’esperienza da ricordare, ma anche volti, citazioni, simboli etnici e tribali: la moda dei tatuaggi dilaga segnando in modo indelebile, o quasi, la pelle di giovani e meno giovani accomunati dal desiderio di “far parlare” il proprio corpo.

E poi c’è il trucco permanente al quale sempre più donne ricorrono per un’esigenza di estetica mista a praticità. Essere sempre curate anche appena alzate dal letto, andare in palestra o in piscina senza che acqua e sudore rovinino il make-up, eliminare quelle interminabili sedute allo specchio: un’attrazione per molte, troppe volte, però, affrontata con leggerezza. E così capita spesso che si presentino effetti collaterali, e, insieme ad essi, dubbi e ripensamenti.

Quali analogie tra le due tecniche?

Per tatuaggio s’intende l’introduzione (microimpianto) di pigmenti coloranti nello strato dermico della pelle mediante speciali aghi o apposite macchine per tatuaggi. Le figure e i disegni così prodotti durano per tutta la vita della persona tatuata.

Invece il cosiddetto trucco permanente (che tecnicamente si chiama Tec, cioè tatuaggio estetico correttivo), anche noto come tecnica di micropigmentazione, è simile a un normale tatuaggio ma le macchine che vengono utilizzate per realizzarlo sono più leggere e i pigmenti di colore hanno stabilità inferiore.

La durata del trucco permanente è assolutamente soggettiva, varia mediamente tra i 3 e i 5 anni, ed è legata sia al ricambio cellulare, sia alla profondità delle incisioni.

A livello estetico il trucco permanente è impiegato per disegnare, utilizzando pigmenti più scuri rispetto al tono naturale, il profilo di labbra ed occhi mentre viene impiegato, a scopo terapeutico, per risolvere problemi di alterata pigmentazione della cute, come ad esempio in caso di alopecia o vitiligine.

Possono provocare reazioni avverse?

Se le norme igieniche dettate per la sterilizzazione degli strumenti e degli ambienti non vengono rispettate o se i pigmenti colorati utilizzati provengono da inchiostri non atossici è possibile che si verifichino alcune gravi complicanze:

Infezioni: causate da aghi e strumenti non sterilizzati, possono provocare la trasmissione di malattie contagiose quali ad esempio l’epatite B e C o addirittura l’HIV. Tale rischio è alla base della decisione dell’Associazione Americana della Banca del Sangue di far trascorrere almeno un anno prima di far donare il sangue alle persone che si sono sottoposte a tali tecniche.

Reazioni allergiche: sono abbastanza rare ma piuttosto difficili da trattare in quanto i pigmenti impiegati non si rimuovono facilmente.

Formazione di granulomi: si tratta di una risposta infiammatoria locale ad andamento cronico caratterizzata dall’accumulo e dalla proliferazione di leucociti, prevalentemente di tipo mononucleato, intorno ai pigmenti di colore, in quanto l’organismo li considera come elementi estranei.

Formazione di cheloidi: si tratta di abnormi proliferazioni di tessuto cicatriziale provocate dai microtraumi subiti dalla pelle.

Formazione di vesciche, screpolature e bruciature a livello di occhi e labbra.

Complicazioni in seguito a risonanza magnetica: alcuni individui con tatuaggi o trucco permanente hanno manifestato l’insorgenza di gonfiore o bruciature, dopo essersi sottoposti a risonanza magnetica. Inoltre è stato segnalato che i pigmenti del trucco permanente possono interferire con la qualità dell’immagine della risonanza magnetica.

E se poi volessi eliminarli?

Abbiamo oggi a disposizione numerose tecniche per eliminare i tatuaggi: laser, dermoabrasione, peeling con acido tricloroacetico, ablazione con raggi infrarossi.

Il metodo più efficace ed utilizzato è sicuramente il laser; comunque, le variabili vincolanti da considerare per avere una buona riuscita sono molte. La reattività personale del soggetto da trattare, ad esempio: le pelli chiare rispondono meglio al trattamento. Poi il tipo di pigmento: il nero è il colore che viene rimosso meglio e più velocemente; bene vengono anche il rosso e il verde; al contrario, il giallo e il bianco sono i più difficili. Anche la concentrazione del pigmento e la qualità del tatuaggio influiscono sulla difficoltà di eliminarlo. Così come l’età: un tatuaggio fatto da poco è più difficile da rimuovere rispetto ad uno di vecchia data, perché la concentrazione di pigmento presente all’interno è sicuramente maggiore in quelli più recenti.

La difficoltà di rimozione del tatuaggio non è invece legata alla sua dimensione: quelli di grandi dimensioni ma monocromatici possono essere eliminati più facilmente rispetto a disegni più piccoli ma policromatici.

Esistono infine zone del corpo dove la rimozione è più difficoltosa: ad esempio caviglia e mani, cioè le estremità del corpo, dove il sistema drenante è inevitabilmente più lento.

In ogni caso è bene ricordare che rimuovere un tatuaggio è piuttosto doloroso e certamente costoso.

Anche i tatuaggi all’henné possono essere pericolosi?

Chi vuole tatuarsi, ma in modo indolore e non permanente, ricorre spesso all’henné, una sostanza naturale di colore rossastro, che deriva da una pianta (Lawsonia inermis), comunemente utilizzata anche per tingere i capelli.

È però piuttosto frequente che questo tipo di tatuaggi, soprattutto se non eseguiti in ambienti a norma, generino reazioni allergiche e dermatiti ascrivibili non tanto all’henné stessa quanto alle sostanze aggiunte a quest’ultima.

Infatti nella maggior parte dei casi all’henné viene addizionata la parafenilendiamina (PPD), un potente allergene utilizzato per migliorare il fissaggio e aumentare la brillantezza del colore.

La reazione allergica può consistere in arrossamenti e pruriti temporanei, ma anche in reazioni violente con irritazione, gonfiore e bolle e una possibile sensibilizzazione permanente alla PPD o a composti chimici simili.

Ho la psoriasi, tatuaggi e trucco permanente sono da evitare?

I dermatologi solitamente sconsigliano ai pazienti psoriasici di fare tatuaggi. Questo perché la cute psoriasica può incorrere in quello che gli esperti definiscono fenomeno dell’isomorfismo reattivo o “fenomeno di Koebner”. Si tratta della comparsa di lesioni psoriasiche, anche a distanza di tempo, su porzioni della cute che non erano mai state sede della patologia, in seguito a un trauma di qualsiasi natura. L’esecuzione del tatuaggio è infatti avvertita dalla cute psoriasica come un trauma e può causare, in caso di malattia attiva, l’insorgenza di placche eritematodesquamanti che ricalcano il disegno stesso del tatuaggio.

Per quanto riguarda il trucco permanente la situazione è un po’ differente anche perché la psoriasi difficilmente si locallizza al volto. Tuttavia, anche in questo caso, il pericolo di reazioni avverse rimane alto e quindi bisogna valutare attentamente il rapporto rischio-beneficio sottoponendo la questione al dermatologo che ci ha in cura.

Dott.ssa Stefania Mengoni, scientific editor

Fonte: Bencini PL, Cazzaniga S, Tourlaki A. Removal of tattoos by q-switched laser: variables influencing outcome and sequelae in a large cohort of treated patients. Arch Dermatol 2012;148(12):1364-9.
Juhas E, English JC 3rd. Tattoo-associated complications. J Pediatr Adolesc Gynecol 2013;26(2):125-9.

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