Tutti in bicicletta per muoversi diversamente

Non c’è bisogno di consultare un “dottore” per sapere che scegliere le ‘due ruote’ come mezzo di trasporto, e garantirsi così un’attività fisica costante, può avere i suoi vantaggi anche per chi soffre di psoriasi.

I benefici dell’attività fisica sulla psoriasi

Se soffrite di psoriasi intraprendere una regolare attività è senz’altro una bella idea: migliora la malattia e rafforza il sistema immunitario. Tra i tanti fattori di rischio per la psoriasi, pare proprio che ci sia anche lo stile di vita, in particolare la sedentarietà. Secondo uno studio americano, infatti, le persone che svolgono regolarmente attività fisica e si allenano con una certa intensità sono decisamente meno soggette ad ammalarsi di psoriasi. Fra tutti i tipi di esercizi fisici considerati, la corsa, l’esercizio aerobico e la ginnastica a corpo libero sono risultati associati a un decremento del rischio di psoriasi o ad un suo miglioramento.

Se la scusa è la mancanza di tempo, provate a spostare il punto di vista e a cambiare mezzo di trasporto: scegliete la bicicletta per accompagnare a scuola i bambini, per andare a lavoro, per fare la spesa. Basta aspettare pazienti che si concludano le ultime piogge per dichiarare aperta la stagione delle due ruote: non dimenticate, però, che la prudenza resta prima alleata del vostro divertimento a due ruote.

In bicicletta puoi spostarti lo stesso, diversamente

A chi di noi non è mai capitato di pensare alla bicicletta ricordandosi con un po’ di commozione tutte le avventure di un’infanzia in sella. Chi di noi non ha mai inforcato una bicicletta durante una vacanza o una semplice scampagnata?
La parola bicicletta, arrugginita o ipertecnologica che sia, non può che evocare il divertimento. Ma, oltre ad essere stata compagna di giochi nell’infanzia, può tornare ad essere protagonista della nostra vita ed avere una sua utilità nella mobilità quotidiana.

La bicicletta è un mezzo di trasporto esattamente come un treno, un camion, una macchina, un autobus. Può portare le persone da un posto all’altro, in tempi accettabili e con il dovuto grado di sicurezza.
E non solo, non inquina, non ingombra, non fa rumore, non produce emissioni di alcun tipo: è compatibile con l’ambiente e fa bene alla salute.

A pensarci bene, la necessità di muoversi in auto ci sembra tale che la usiamo, indifferentemente, sia per pochi km che per viaggi di lunga percorrenza. Ma un altro modo di spostarsi è possibile e i tempi sembrano maturi perché un processo verso un sistema di trasporti che integri sempre di più l’uso della bicicletta e riduca l’uso dei veicoli a motore possa partire.

Bike-to-work: perché anche il lunedì abbia il sapore della festa

Siamo stressati, viviamo vite frenetiche e non abbiamo mai tempo per niente. D’accordo, ma proviamo a seguire un ragionamento insieme. Partiamo da un assunto: le distanze non sono più determinate in km ma in quanto tempo è possibile andare da un posto all’altro. Se siamo in auto un tratto lungo di tangenziale da percorrere a 100 km/h ci sembra meglio rispetto al zig-zig cittadino seppure di pochi km, perché si impiega meno tempo. Scegliamo la tangenziale, percorrendo più km.
Ora, la bicicletta è un mezzo di trasporto indiscutibilmente lento, ma attenzione in città può diventare competitiva proprio sul terreno della velocità! A pensarci bene le velocità effettive che possiamo raggiungere in macchina nel traffico cittadino sono bassissime e rientrano nell’ordine di quelle della bicicletta: circa 15 km/h.

Se l’obiezione è che in auto si possono percorrere distanze di gran lunga maggiori rispetto alla bicicletta, pensiamoci bene, perché le ricerche ci dicono cose diverse.
Secondo i dati Isfort (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti) del 2007, in Italia gli spostamenti con veicoli a motore nel raggio di 2 km sono il 30,8% del totale, quelli tra 2 e 5 km sono il 22%, mentre tra 5 e 10 km sono il 20,6%. In altre parole in oltre il 50% dei casi, un’automobile non percorre tragitti superiori ai 5 km. E voi?
Su brevi distanze la bicicletta è competitiva sia per il tempo di percorrenza sia per la velocità: distanze così possono essere percorse da chiunque e a tutte le età contando su una velocità media che può arrivare ai 15 km/h.
La bicicletta poi non pone problemi di parcheggio. Anche qui, riflettete: in auto trovare un parcheggio è un’impresa e quasi sempre lo si trova lontano dalla destinazione.

Possiamo convenire sul fatto che a fronte di una piccola differenza di velocità in ambito urbano i tempi effettivi impiegati in questi percorsi brevi sono totalmente a favore della bicicletta.
Infine, la bicicletta non consuma e non inquina mentre i veicoli a motori sì.

Se avete figli, iniziate ad educarli al movimento e a questa possibilità di spostamento alternativa. Il tragitto casa-scuola è quasi sempre di pochi chilometri e alla portata anche dei bambini più pigri, quindi, anche a scuola è possibile andarci pedalando nella maggior parte dei casi.
Alcuni vantaggi e svantaggi di accompagnare i figli a scuola in bici. Vantaggi: i bambini si divertono, non vi è nessun problema di parcheggio, il costo carburante è pari a zero, si fa più movimento fisico e avremo un’occasione di socializzare con nostri i figli. Svantaggi: guardare il meteo, combattere la sensazione di insicurezza, dotarsi di un abbigliamento idoneo.

Buoni propositi: più piste ciclabili per tutti

Secondo un sondaggio dell’Isfort , gli Italiani andrebbero più volentieri in bicicletta ma a determinate condizioni:

  • il 26,3% lo farebbe volentieri se disponesse di percorsi ciclabili urbani razionali;
  • il 15,6% si sente insicuro in bici a causa del traffico;
  • un 13,7% attribuisce alla scomodità di percorrere lunghe distanze l’ostacolo per mettersi in sella.

Va da se che disporre di più piste ciclabili significherebbe aumentare il numero delle biciclette circolanti (non quelle ferme in cantina).

Pedalare in sicurezza, fa bene alla salute

Recarsi al lavoro in bicicletta riduce il rischio di mortalità di circa il 40% (Arch Intern Med, 2000). Un dato confortante – non c’è che dire – che potrebbe però crescere ulteriormente, considerando con attenzione i tre incidenti-tipo più comuni in Italia.

Attenzione agli incroci, responsabili del 12% degli incidenti stradali tra auto e biciclette: le prime, voltando a sinistra,travolgono il ciclista che sopraggiunge nel senso opposto. A seguire i sorpassi, colpevoli nel 9% dei casi. Di questi un buon 23% è dovuto all’atteggiamento dell’automobilista che sottostima lo spazio necessario a superare la bicicletta. Infine, attenti alle svolte a sinistra, responsabili dell’8% degli incidenti, in cui l’auto che segue tende a travolgere chi sta pedalando.
Mi sento di aggiungere, pur non avendo dati a supporto, attenzione agli sportelli aperti incautamente dalle auto in doppia fila.

In bici il sole scotta. Il vento fra i capelli è un deterrente ideale per non farvi percepire i raggi del sole che scottano, quindi, la bici diventa il luogo ideale per procurarsi scottature che aumentano il rischio di cancro della pelle ed invecchiamento precoce. Sarà quindi indispensabile, anche in città, utilizzare una protezione solare e proteggere gli occhi.

Proteggere il respiro, con l’uso di una mascherina che filtri l’aria inalata pedalando, per evitare che, ai vantaggi per la salute garantiti dal mezzo, si aggiungano danni a livello respiratorio e sistemico dovuti all’inquinamento ambientale.

 

Dott.ssa Norina Wendy Di Blasio scientific editor

Fonte

Frankel HL, Han J, Qureshi A, et al. The Association Between Physical Activity and the Risk of Incident Psoriasis. Arch Dermatol. 2012; doi:10.1001/archdermatol.2012.943.

De Petris M, Destino M. Scelta vegetariana e vita in bicicletta. Una guida per la salute e il benessere. Roma, Il pensiero Scientifico Editore, 2013

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