Artrite psoriasica e marcatori di rischio cardiovascolare

Sono diversi gli studi e le evidenze che mostrano un aumento della morbilità e mortalità cardiovascolare nei pazienti con artrite psoriasica. A partire da questo dato, la ricerca pubblicata a giugno sugli Annals of Medicine ha cercato di misurare l’impatto della artrite psoriasica su alcuni importanti marcatori di rischio cardiovascolare attraverso una metanalisi della letteratura.

Passando in rassegna i principali database – PubMed, Web of Science, Scopus ed EMBASE – sono stati individuati tutti gli studi che avessero messo in relazione l’artrite psoriasica con i principali marker di rischio cardiovascolare: lo spessore medio intimale della carotide (CIMT), la presenza di placche a livello della carotide, la dilatazione flusso-mediata (FMD), la dilatazione nitrato-mediata (NMD), la velocità dell’onda di polso nell’aorta (PWV), l’augumentation index  e l’indice caviglia braccio (ABI).

I marker di rischio vascolare: saperne di più

Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte nel mondo occidentale.

Cosa sono i fattori di rischio? I fattori di rischio cardiovascolare sono condizioni che risultano statisticamente associate a una malattia cardiovascolare; questo significa che non sono da considerarsi come la casua della malattia, ma indicatori di probabilità che essa compaia. La presenza di uno di questi fattori, o la compresenza di più fattori di rischio, fa sì che aumenti notevolmente la possibilità di ammalarsi, ma la loro assenza non esclude la comparsa della malattia.

Come si calcola il rischio cardiovascolare? Per individuare il rischio cardiovascolare in una persona vengono utilizzati strumenti come punteggi o carte; gli strumenti più usati sono il Framingham Heart Study Risk Score, il Systematic COronary Risk Evaluation e in Italia, il Progetto CUORE Risk Score, che assegnano una categoria ai soggetti una categoria di rischio che può essere basso, intermedio e alto. Si tratta di strumenti utili a guidare i medici nella scelta delle cure più adatte al singolo paziente. Tuttavia, per individuare meglio la condizione dei soggetti a rischio intermedio, più difficili da gestire, sono stati individuati dei marcatori, misurabili con test diagnostici specifici, in grado di individuare la condizione di aterosclerosi subclinica, ridare una classificazione al rischio e individuare nuove strategie di prevenzione.
Naturalmente nessuna delle linee guida internazionali consiglia l’uso di questi test su tutta la popolazione, quanto piuttosto ne suggerisce un uso che sia funzione della storia clinica del singolo paziente e della sua familiarità con la patologia in esame.

Cosa permettono di riscontrare i marcatori presi in esame dallo studio?

La valutazione e misura dello spessore medio intimale carotideo (CIMT) con metodica ecografica è una tecnica non invasiva- dunque non espone il paziente a rischio da radiazioni -, che ha mostrato una buona affidabilità come indicatore della presenza di aterosclerosi subclinica. Si tratta di un esame che permette di individuare soggetti a rischio anche tra la popolazione asintomatica.

Insieme allo spessore medio intimale carotideo, il rischio cardiovascolare è quantificato dal riscontro ecografico di placche aterosclerotiche – che possono essere indicative di aterosclerosi e hanno un ruolo indipendente nel predire futuri eventi cardiovascolari. L’ecocolordoppler dei vasi sovraortici (TSA) è l’esame non invasivo utilizzato per lo studio del danno vascolare, nei pazienti che soffrono di malattie come ipertensione, diabete, dislipidemie, obesità, fumo ecc., e sono perciò ad elevato rischio cardiovascolare, ovvero hanno maggiori probabilità di andare incontro a complicanze come infarto ed ictus.

L’indice caviglia braccio (ABI) è uno strumento semplice, economico ed accurato utilizzato per la determinazione di arteriopatia periferica asintomatica (PAD). Viene calcolato come il rapporto tra il valore pressorio più elevato per ogni gamba ed il valore pressorio massimo a livello brachiale.

La vasodilatazione flusso-mediata (FMD) è un metodo ad ultrasuoni non invasivo usato per la valutazione della funzione endoteliale. Una disfunzione endoteliale è associata a molte patologie ed è predittiva di eventi cardiovascolari.

La velocità dell’onda pulsatoria e l’augmentation index rappresentano degli indici, rispettivamente diretti e indiretti, di rigidità vascolare e rappresentano degli indici, per quanto di difficile misurazione, predittivi indipendenti di ictus, infarto del miocardio e morte cardiovascolare. La perdita di elasticità da parte delle arterie centrali è un processo tipico dell’invecchiamento che risulta però accelerato in caso di aterosclerosi e spesso identificabile prima della comparsa di eventi clinici.

Artrite psoriasica e marker di rischio vascolare: lo studio

Tornando alla ricerca, sono stati inclusi nella metanalisi sedici studi caso-controllo (898 casi, 1.140 controlli). Dall’analisi dei risultati è emerso che, rispetto ai controlli, i pazienti con artrite psoriasica hanno mostrato:

·         un più alto spessore medio intimale carotideo

·         una maggiore frequenza di placche carotidee

·         una più bassa vasodilatazione flusso-mediata con differenze di vasodilatazione nitrato-mediata.

A causa del basso numero di studi, non è stato possibile effettuare nessuna valutazione metanalitica di velocità dell’onda di polso, augmentation index e indice caviglia braccio (ABI).
Tuttavia, nonostante l’eterogeneità tra gli studi, stando a questi dati l’artrite psoriasica appare significativamente associata con i marker di aterosclerosi subclinica e rischio cardiovascolare. Si tratta di risultati importanti che potrebbero aiutare a stabilire strategie di prevenzione più specifiche nel contesto clinico dei pazienti con artrite psoriasica.

Norina Wendy Di Blasio, scientific editor

Fonte:

  • Di Minno MN, Ambrosino P, Lupoli R, et al. Cardiovascular risk markers in patients with psoriatic arthritis: A meta-analysis of literature studies. Ann Med 2015;47(4):346-53
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