Artrite psoriasica e MICI: un microbiota poco diversificato in comune

La diminuzione della diversità batterica sembra caratterizzare il microbiota intestinale alterato in pazienti con artrite psoriasica, avvicinandoli alla condizione di disbiosi tipica della malattia infiammatoria intestinale (MICI). Rivediamo i risultati di uno studio della New York University.

Sappiamo che il corpo umano è popolato da colonie di batteri anche benefiche le quali, nelle giuste proporzioni, svolgono una serie di funzioni utili per l’organismo, come aiutare la digestione o proteggere il corpo dalla penetrazione dei microbi patogeni. “Ma quando l’equilibrio nella quantità di microbi viene alterato si possono creare vari problemi”, spiega Jose Scher, reumatologo e autore principale della ricerca.

I batteri ricoprono il nostro corpo sia all’interno che all’esterno; quelli più numerosi e interessanti, sono proprio quelli intestinali. Ma cosa succede quando questo equilibrio si altera? Succede ciò che in medicina viene indicato con il termine disbiosi per indicare uno squilibrio microbico che si crea nel corpo.

Nello specifico delle MICI, la disbiosi è una condizione che interessa il tratto digestivo e sta ad indicare uno squilibrio batterico generalmente caratterizzato da un aumento dei livelli di batteri nocivi e una riduzione dei livelli di batteri benefici.

L’obiettivo di questa ricerca, pubblicata sulla rivista Arthritis & Rheumatology, è stato quello di caratterizzare la diversità e la minore abbondanza tassonomica del microbiota intestinale in pazienti con artrite psoriasica ad insorgenza recente. Sono state confrontare la composizione della comunità del microbiota intestinale di 16 pazienti con artrite psoriasica, 15 pazienti con psoriasi e 17 soggetti di controllo sani. I campioni sono stati ulteriormente valutati per la presenza (fecale e sierica) e i livelli di immunoglobuline A (IgA) e immunoglobuline A secretorie (SIgA), le proteine proinfiammatorie e gli acidi grassi.

Dall’analisi dei risultati è emerso che il microbiota intestinale osservato nei pazienti con artrite psoriasica e con psoriasi cutanea era meno diversificato rispetto a quello nei controlli sani. I campioni di entrambi i gruppi di pazienti hanno mostrato una diminuzione dell’abbondanza delle specie Coprococcus, mentre i campioni dei pazienti con artrite psoriasica sono stati caratterizzati anche da una significativa riduzione dell’Akkermansia, del Ruminococcus e dello Pseudobutyrivibrio.

L’analisi dei campioni fecali dei pazienti con artrite ha rivelato un aumento dei livelli di sIgA. L’analisi degli acidi grassi ha rivelato basse quantità fecali di esanoato ed eptanoato sia nei pazienti con artrite psoriasica che nei pazienti con psoriasi.

Stando agli autori della ricerca il Ruminoccocus e Akkermansia proteggono la salute dell’intestino, che senza di loro può essere esposto a infiammazione. L’ipotesi che lo studio ha provato a formulare è che lo squilibrio batterico che si crea nell’intestino favorisca uno stato infiammatorio a livello gastroenterico che può più in generale interessare tutto l’organismo, andando a scatenare anche quello stato infiammatorio che poi causa psoriasi e artrite psoriasica.

Dai dati è emerso che i pazienti con artrite psoriasica e i pazienti con psoriasi cutanea presentavano una diversificazione inferiore di diversi batteri intestinali. Sebbene alcuni generi siano diminuiti simultaneamente in entrambe le condizioni, i campioni dell’artrite psoriasica hanno mostrato una minore presenza di batteri noti come benefici.

Il profilo di microbiota intestinale riscontrato nell’artrite psoriasica era simile a quello descritto in pazienti con MICI ed era associato a cambiamenti in specifiche proteine infiammatorie uniche per questo gruppo, e distinto da quello in pazienti con psoriasi cutanea e controlli sani.

Fonte

  • Scher JU, Ubeda C, Artacho A, et al. Decreased Bacterial Diversity Characterizes the Altered Gut Microbiota in Patients With Psoriatic Arthritis, Resembling Dysbiosis in Inflammatory Bowel Diease. Arthritis & Rheumatology 2014; 67: 128-139. doi:10.1002/art.38892
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