Dieta occidentale e malattie infiammatorie autoimmuni

Le società sviluppate, pur avendo con successo ridotto l’onere delle malattie infettive, sono un ambiente fertile in cui malattie metaboliche, cardiovascolari e autoimmuni prosperano. Non stiamo dicendo che vivere in un paese occidentalizzato abbia cambiato radicalmente la base genetica sulla quale si innestano queste malattie, ma sicuramente che ha un forte impatto sugli stili di vita e sull’esposizione ad agenti patogeni.

In particolare, il modello nutrizionale comunemente noto come “dieta occidentale” – che vede insieme un alto contenuto di grassi e colesterolo, alto contenuto proteico, troppi zuccheri e un eccessivo introito di sale, così come il consumo frequente di cibi confezionati e da ‘fast food’ – ha un ruolo determinante nel favorire l’obesità, la sindrome metabolica e le malattie cardiovascolari. Questi fattori si sono guadagnati inoltre la fama di favorire le malattie autoimmuni e i meccanismi metabolici e immunologici sottostanti questo fenomeno destano oggi una grande attenzione.

Dieta occidentale e malattie infiammatorie autoimmuni: una revisione della letteratura

Una revisione pubblicata sulla rivista Current Allergy and Asthma Reports si è posta l’obiettivo di fare il punto sulle conoscenze attuali sulla relazione tra “dieta occidentale” e malattie autoimmuni, mettendo in evidenza il ruolo dei linfociti T (un gruppo di leucociti appartenenti alla famiglia dei linfociti che hanno un ruolo centrale nella immunità cellulo-mediata) quali attori centrali nel correlare le influenze della dieta sulla malattia autoimmune.

Anche se non vi sono ad oggi associazioni così definite tra fattori dietetici e malattie autoimmuni, molti pazienti considerano le diete speciali o i supplementi dietetici come misure terapeutiche alternative. Sebbene, questo tipo di intervento non sia ancora supportato da dati positivi che provengano da studi sull’uomo né da raccomandazioni di consenso, alcuni aspetti potrebbero meritare una particolare attenzione.

In primo luogo, i sintomi della malattia, come la fatica nella Sclerosi Multipla, il dolore e diarrea nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, o la necessità di terapia acuta nel diabete di tipo 1, possono essere sensibilmente influenzati dall’assunzione di alcuni cibi. Un fatto che può a sua volta compromettere lo stato nutrizionale di questi pazienti. Inoltre, un certo numero di sostanze nutritive come i polifenoli e gli acidi grassi essenziali Omega-3 (o PUFA n-3) sono associati a benefici per la salute. Basti pensare, in tal senso, ai benefici in termini di salute che può apportare la “dieta mediterranea”.

In generale, va considerato che l’efficacia degli interventi dietetici in malattie autoimmuni potrebbe dipendere in modo cruciale da come la patologia è controllata dalla terapia farmacologia, che conserva un ruolo cruciale nella gestione della malattia. Tuttavia, i numerosi risultati sperimentali positivi ottenuti i diversi soggetti con malattia incoraggiano un ulteriore approfondimento delle basi cellulari e immunologiche del controllo nutrizionale dei meccanismi autoimmuni.

I legami e le interazioni che si innescano tra dieta, microbiota intestinale, linfociti T e autoimmunità sono interessanti e la comprensione del nesso tra nutrizione, metabolismo, immunologia dell’intestino e le risposte immunitarie sistemiche sembra essere la chiave per spiegare queste interazioni. Presumibilmente, gli effetti dell’alimentazione sul sistema immunitario della mucosa intestinale, sull’omeostasi dei liquidi e del sodio e sullo stato metabolico del corpo potrebbero rappresentare fattori ulteriori che agiscono di concerto con altri nell’innescare una risposta autoimmune. Meritano solo di essere osservate meglio e su un numero maggiore di pazienti.

Norina Wendy Di Blasio, scientific editor

Fonte: Manzel A, Muller DN, Hafler DA, Erdman SE, Linker RA, Kleinewietfeld M. Role of “Western diet” in inflammatory autoimmune diseases. Curr Allergy Asthma Rep. 2014 Jan;14(1):404. doi: 10.1007/s11882-013-0404-6.

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2 COMMENTI
Oreste
11 Giugno 2018

D’accordo, sono alto 1,70 e da quando avevo 6 mesi ( attualmente ho 60 anni) di vita ho una Psoriasi. Posso certamente affermare che se il mio peso (associato sempre ad in attività fisica) scende al di sotto del fattore 22-dato dalla formula peso/altezza al quadrato - la mia psoriasi diventa quasi inesistente se il peso sale al di sopra di 26 la mia psoriasi diventa piuttosto grave ed estesa. Da notare che qualsiasi sia il tipo di cibo o bevanda non ha, almeno su di me, alcuna influenza sulla malattia.

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    Redazione
    12 Giugno 2018

    Ciao Oreste, grazie per averci raccontato la tua storia, condividendo la tua esperienza di vita quotidiana e di approccio alla malattia. Come indicato nella sezione Netiquette, della nostra pagina Facebook, non possiamo fornire consigli terapeutici o indicazioni sulla composizione del farmaco stesso, prerogativa che spetta solo ad un medico. Il nostro intento è quello di creare una community informata, consapevole e aperta al dialogo. Sul nostro sito www.psoriasi360.it puoi trovar contenuti, approfondimenti e news dalla letteratura scientifica internazionale e nazionale sulla patologia che hanno proprio questo obiettivo. Se dovessi aver bisogno di un consulto sul nostro sito, puoi confrontarti con un esperto Dermatologo utilizzando il nostro servizio l'esperto risponde https://psoriasi360.it/esperto-risponde/o https://psoriasi360.it/esperto-telefonico/, trovare il centro specializzato più vicino (https://psoriasi360.it/centri-cura/) a te oppure prenotare una chat: https://psoriasi360.it/esperto-chat/ Un caro saluto ed una buona giornata.

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