La dieta mediterranea è in via di estinzione?

Avevamo un tesoro e lo stiamo depauperando investendo pesantemente in una dieta a base di junk food che rappresenta un vero e proprio attentato alla salute. Uno spettro s’aggira per l’Europa: la Western Diet.

Cosa c’è dietro la definizione di “dieta occidentale”, espressione apparentemente innocua, è presto detto: una prevalenza di tutto quello che invece andrebbe dosato accuratamente, prodotti caseari, farine e zuccheri raffinati, olii vegetali, carni grasse, e, soprattutto, i temibili grassi trans.

Da un punto di vista meramente commerciale sono la scoperta del secolo, capaci di conferire ai prodotti lunga vita sugli scaffali, una buona stabilità nella frittura e un sapore galvanizzante per dolci e prodotti da forno: i grassi trans vengono fuori da un processo che si chiama “idrogenazione”, che permette di convertire gli olii vegetali in grassi solidi, tipo margarina, per intenderci. I primi a pagare il prezzo stabilito dai grassi trans sono proprio i livelli di lipidi nel sangue che, nelle persone che usano prodotti a base di grassi trans, sono ben superiori rispetto a chi invece riesce a farne a meno, magari optando per altre tipologie di grassi come quelli polinsaturi (olii di pesce) o meglio ancora monoinsaturi (olio d’oliva). Le differenze tra le due alimentazioni si evidenziano a livello del colesterolo, con l’LDL (quello noto come cattivo) decisamente più alto e l’HDL (quello buono) più basso. Risultato? Il colesterolo totale è mediamente più alto. Ma non solo: nel mirino dei grassi trans c’è molto di più. In primo luogo l’infiammazione che verrebbe incoraggiata proprio dall’assunzione di questo tipo di grassi. Un’alimentazione ricca di grassi trans è associata a un aumento dei livelli di “interleuchina 6” e di “proteina C-reattiva”, due importanti campanelli d’allarme che segnalano uno stato infiammatorio sistemico, stato infiammatorio che sappiamo essere alla base anche della psoriasi. E poi patologie cardiovascolari, obesità, sindrome metabolica.

E allora cerchiamo di invertire la rotta: torniamo alle origini e a un modello alimentare, quello del “buon mediterraneo”, ricco di benefici per la salute pubblica e individuale. Ecco una giornata tipo…

Cominciamo dalla colazione che, a differenza di quanto si possa pensare, è fondamentale. Saltarla come fanno in molti non è assolutamente raccomandabile. Bisogna mangiare al mattino per garantire all’organismo la giusta dose di calorie e nutrienti per affrontare la giornata. Occhio però: i sostenitori di cornetto e cappuccino rimarranno delusi, perché il manuale del “buon mediterraneo” non prevede affatto questo modello di colazione. Si comincia invece con una ricca varietà di cibi: latte parzialmente scremato, cereali oppure muesli, spremuta di arancia, frutta e caffè, ma anche yogurt magro oppure un paio di fette biscottate magari integrali, con un velo di marmellata.

Uno spuntino a metà mattina è il benvenuto, preferibilmente a base di frutta. A pranzo il ventaglio delle opzioni si fa ancora più ricco, spaziando dai carboidrati alle proteine. La pasta è un must, ma bisogna prestare attenzione ai condimenti. L’olio extravergine d’oliva va benissimo, ma non a fiumi, mentre i grammi di pasta a diposizione si aggirano intorno ai 70-80. Ma ci sono anche le zuppe di farro, orzo e legumi.

Per il secondo piatto si può pensare al pesce o alla carne ai ferri; ma se per il primo non ci sono limitazioni in termini di porzioni settimanali, la carne non va mangiata più di due volte a settimana, e quando è possibile va preferita la carne bianca di pollo e tacchino a quella rossa della classica bistecca. E ancora, ovviamente, frutta e verdura a volontà.

Numerose evidenze dimostrano, infatti, che i regimi alimentari a  più alto consumo di frutta e verdura producono sostanziali miglioramenti in alcuni fattori di rischio cardiovascolare, tra cui la pressione arteriosa, la lipidemia, la resistenza insulinica, i livelli di marcatori di infiammazione, la funzione endoteliale e il controllo del peso corporeo.
Dott.ssa Stefania Mengoni, Scientific Editor

Bibliografia

  • Sofi F, Macchi C, Abbate R, et al. Mediterranean diet and health status: an updated meta-analysis and a proposal for a literature-based adherence score. Public Health Nutr. 2013; 29:1-14.
  • Estadella D, da Penha Oller, Oyama LM, et al. Lipotoxicity: effects of dietary saturated and transfatty acids. Mediators Inflamm. 2013;2013:137579.
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1 COMMENTI
Hassani
2 Aprile 2014

Io credo che non si deve sottovalutare,l'intossicazione del sangue,indebolimento del sist.imm,i cibi che producono il calore,o sia aumentano l'attivita basale,o cibi speziati,che puo dare reazione,allergenici,e soprainfezione post psorisica o durante ,la recidivita',la situzione di attivita epatica e stato di salute del fegato,sicuramente lo stato emotivo.psicologico del pz altrazione ormonale del pz ,quelli che controllano l'attivita metabolica del corpo,ma piu che altro ,credo non tanto hai altrazione cognitiva,ma ai me il disagio psicologico,in una societa' dove la vita e' tutto e' fatta di immagine,puo altrare la concentrazione, lo stile del vivere e la depressione,e scometto,quinque in questa situazione non viverebbe diversamente, in ogni modo tutti gli opinioni sono intressante. Una collega Hassani

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