Rinforzi positivi per migliorare l’aderenza alla terapia

Qualche tempo avevamo già affrontato l’argomento dell’aderenza alla terapia, arrivando alla conclusione che per migliorare la capacità di aderire ad una terapia fosse fondamentale che il paziente potesse sentirsi più responsabile della propria salute

Ma cosa significa aderenza alla terapia? Aderire ad una terapia vuol dire seguire al meglio le indicazioni dello specialista per quanto riguarda i tempi, il dosaggio, la frequenza e la durata di somministrazione dei farmaci prescritti. Perché è fondamentale aderire correttamente alla terapia? Perché una scarsa aderenza alle indicazioni del medico può compromettere l’efficacia della terapia, con un conseguente aggravamento delle condizioni di salute e un peggioramento della qualità della vita.

Migliorare l’aderenza alla terapia: serve un cambiamento di paradigma?

Riconoscere il ruolo unico dei pazienti e la loro esperienza all’interno dell’interazione medico-paziente, ponendoli al centro della relazione di cura, può aiutare a prevenire la non aderenza alla terapia, soprattutto quando questa è fondata sul disaccordo rispetto al terapia scelta. È quanto in sostanza dicono i dati di uno studio pubblicato sul Journal of Evaluation in Clinical Practice.

Mary-Clair Yelovich, della Queen University di Kingston, in Canada, ha messo in luce come la non aderenza del paziente possa poggiare su un conflitto analogo a quello che si verifica all’interno di una interazione clinica tra medico e paziente. E si è concentrata sulla importanza della risoluzione dei conflitti prima questi che sfocino in non-aderenza.

In che modo risolvere il conflitto potenziale, o meglio il disaccordo, tra medico e paziente? La Yelovich ha proposto l’attuazione di un nuovo modello che riconosca la legittimità tanto della conoscenza messa in campo dal paziente quanto di quella del medico.

Questa ottica ben si inserisce nel paradigma della medicina centrata sul paziente e se siamo tutti d’accordo sul fatto che la terapia ha l’obiettivo di trattare e lenire la sofferenza del paziente, è proprio l’esperienza di quest’ultimo a diventare uno strumento fondamentale per determinare e quantificare la natura della sua sofferenza.
In altre parole, si tratta di riconoscere che la conoscenza tacita del paziente è un sapere essenziale per il successo dell’interazione medico-paziente, soprattutto se stiamo parlando del suo benessere e della sua sofferenza.

“Riconoscendo e incorporando la negoziazione di significati nello sviluppare un piano di trattamento, questo modello epistemologico di competenze del paziente dovrebbe portare ad evitare casi di non-aderenza alla terapia sulla base di un disaccordo”, scrive Yelovich.

La non aderenza del paziente alla terapia è una preoccupazione comune e importante nella pratica clinica. In alcuni casi la non aderenza si verifica quando il paziente non condivide trattamento scelto dal medico. E secondo l’autrice si tratta solo di risolvere potenziali conflitti tra paziente e medico prima che si sviluppino in ‘non aderenza’, attraverso la realizzazione di un nuovo quadro epistemologico che riconosca la stessa dignità alla conoscenza offerta dal paziente e dal medico.

La competenza del paziente è uno strumento centrale per capire la natura della sua sofferenza e per evitare casi di non-aderenza sulla base di disaccordo. In questo nuovo paradigma il ruolo del medico diventerebbe quello di esperto possessore di competenza specifica con la quale riconosce e comprende le competenze del paziente nel processo di decisione clinica e nello sviluppo di un piano di trattamento.

Norina Wendy Di Blasio, scientific editor

Fonte:

Mary-Clair Yelovich. The patient–physician interaction as a meeting of experts: one solution to the problem of patient non-adherence. Journal of Evaluation in Clinical Practice DOI: 10.1111/jep.12561

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