Trasparenza e qualità delle cure tra siti web di telemedicina e APP

Oggi la tecnologia è un ponte per lo scambio più rapido di comunicazioni e informazioni. Può facilitare le relazioni tra specialista e specialista, tra medico di medicina generale e specialista, tra medico e paziente. Nella vasta gamma di servizi teledermatologia attualmente offerti on-line, alcuni funzionano attraverso il medico di base, che si interfaccia con il paziente. Altri usano una cartella clinica elettronica condivisa tra specialisti di varie discipline che può contenere grandi quantità di informazioni sul paziente. Ancora, altri prevedono uno scambio di informazioni tra medico di base e specialista. Infine, esistono sistemi teledermatologia che possono fornire un feedback direttamente al paziente.

Non mancano infatti le evidenze in favore dell’uso della tecnologia e del teleconsulto per favorire l’accesso dei pazienti alla dermatologia. Tuttavia, sappiamo veramente molto poco sulla qualità di strumenti sempre più diffusi come siti web e app che si rivolgono direttamente al paziente per diagnosticare, monitorare e trattare diverse malattie della pelle. Uno studio pubblicato sulla rivista JAMA dermatology prova a porsi l’obiettivo ambizioso di valutare la qualità delle prestazioni di alcuni servizi di teledermatologia rivolti al cittadino, in California.
Siti web di telemedicina e APP: i dati della ricerca
I pazienti hanno simulato la presentazione di una serie di casi clinici dermatologici strutturati attraverso le fotografie – tra questi neoplasie, malattie infiammatorie e infettive. Nel farlo hanno utilizzando siti web di telemedicina regionali e nazionali rivolti al cittadino e applicazioni per smartphone che offrono servizi specifici ai residenti in California.

Sono stati “valutati” la scelta del medico, la trasparenza delle credenziali, la posizione della clinica, i dati demografici e clinici richiesti, le diagnosi ottenute, i trattamenti raccomandati o prescritti, gli effetti negativi riscontrati, la cura nel coordinamento delle attività.

I ricercatori hanno ricevuto risposte relative a 62 consulti clinici ottenuti da 16 siti web di telemedicina rivolta direttamente al cittadino dal 4 febbraio al 11 marzo 2016. Dai dati è emerso che in nessun caso è stata richiesta un’identificazione, né nessuno ha mostrato preoccupazioni circa l’uso di uno pseudonimo o di fotografie falsificate.
Durante la maggior parte delle visite (42, ovvero il 68%), i pazienti sono stati assegnati ad un clinico senza alcuna possibilità di scelta. Solo 16 (26%) hanno divulgato informazioni sul rilascio di autorizzazioni cliniche, e alcuni hanno utilizzato medici non operanti in California. Pochi hanno verificato e richiesto il nome di un medico di base (14, ovvero il 23%) o offerto di inviare referti (6, ovvero il 10%).
Una diagnosi o qualcosa di simile è stata formulata in 48 incontri (77%). In 31 dei 48 casi diagnosticati (65%), sono stati prescritti farmaci e gli effetti avversi o rischi di gravidanza rilevati sono stati resi noti in una minoranza di situazioni: 10 su 31 (32%) e 6 su 14 (43%), rispettivamente.

Siti web di telemedicina e APP: possiamo fidarci? Guardando più da vicino il significato di questi dati, possiamo dire che i siti web hanno fornito diverse diagnosi corrette in scenari clinici in cui le fotografie da sole erano sufficienti, ma quando si sono rivelati importanti dettagli aggiuntivi per meglio definire la storia clinica di base (ad esempio, la presenza di febbre, ipertricosi, oligomenorrea) i siti non sono riusciti a porre semplici domande pertinenti e le prestazioni diagnostiche sono risultate più scarse.
Sono state più volte mancate diagnosi importanti, tra cui la sifilide secondaria, l’eczema erpetico, la follicolite gram-negativa e la sindrome dell’ovaio policistico. Indipendentemente dalle diagnosi formulate, i trattamenti prescritti sono stati a volte in contrasto con le linee guida esistenti.

 

Conclusioni

Stando alle conclusioni degli autori, la telemedicina e il consulto a distanza hanno il potenziale per favorire un maggiore accesso a cure sanitarie di alto valore, tuttavia questi risultati sollevano preoccupazioni sia sulla qualità della diagnosi delle malattie della pelle sia sul trattamento suggerito da molti siti web di telemedicina che si rivolgono direttamente ai cittadini.

Dall’analisi di questi sei casi clinici simulati sono emersi consigli di cura forniti tramite siti e app frammentati, poco trasparenti e di scarsa qualità. I risultati di questa ricerca ci spingono a porre l’attenzione soprattutto sulla la trasparenza della fonte che stiamo consultando, un aspetto che non possiamo sottovalutare quando ci affidiamo ad internet per informarci o per risolvere un dubbio sulla nostra salute.
Quando cerchiamo informazioni che riguardano la nostra salute su internet chiediamoci sempre:

  • chi c’è dall’altra parte?
  • Chi cura i contenuti del sito o della App?
  • Da quali fonti arrivano le informazioni?

Eventualmente, in caso di una consulenza:

  • chi sta visualizzando la foto? Potrò contattarlo per una consulenza medica?
  • È un dermatologo qualificato con il quale se voglio posso fissare un appuntamento?

E così via.

Sicuramente l’aspetto più evidente che emerge da questi dati è che la visita “di persona” resta il gold standard per la cura della pelle e in generale per la salute.
La capacità di interagire, toccare, vedere tutta la superficie cutanea non può essere facilmente duplicata da una piattaforma di teledermatologia o da un teleconsulto e su questo è facile pensare che tutta la comunità dermatologica sia concorde.

 

Norina Wendy Di Blasio, scientific editor

Fonte

Resneck JS, Abrouk M, Steuer M, et al. Choice, Transparency, Coordination, and Quality Among Direct-to-Consumer Telemedicine Websites and Apps Treating Skin Disease. JAMA Dermatol 2016 May 15;[EPub Ahead of Print]

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