Una App per proteggersi dal sole

Diciamoci la verità, ormai lo smartphone è il nostro compagno più fidato: è sempre puntuale nel ricordarci i nostri appuntamenti, nell’offrirci risposte rapide su ogni argomento, nel registrare i chilometri della corsa mattutina, incrociandoli con i nostri parametri di salute e, perché no, nel fornirci informazioni sulla salute su misura.
Ma in che modo e quando le APP possono esserci utili nel migliorare i nostri comportamenti di prevenzione? E, in particolare, con l’arrivo della primavera, stagione in cui ci esporremo di più ai raggi del sole, le APP possono aiutarci a proteggersi meglio dal sole?
Hanno provato a porsi la domanda gli autori di uno studio clinico randomizzato pubblicato su JAMA dermatology e lo hanno fatto valutando l’efficacia di un’applicazione per smartphone (su sistema operativo Android) che ha fornito consigli personalizzati in tempo reale sui comportamenti giusti per proteggersi dal sole.

Proteggersi dal sole con un’APP: i dati

Lo studio aveva un disegno randomizzato controllato pre test-post test e 10 settimane di follow-up. I dati sono stati raccolti tramite una survey sulla popolazione a livello nazionale. È stato coinvolto nello studio un campione di 604 adulti (dai 18 anni in su) che possedeva uno smartphone con sistema operativo Android.

Che tipo di supporto forniva la APP?
L’applicazione era in grado di fornire consigli sulla protezione solare (ad esempio, le pratiche di protezione e il rischio di scottature), avvisi (di applicare o riapplicare la protezione solare e togliersi dal sole), indice di radiazioni ultraviolette (UV) orario e la produzione di vitamina D sulla base della previsione dell’indice UV, ora e posizione del telefono, e input dell’utente.

Cosa è stato misurato?
Sono stati raccolti i seguenti dati:

  • la percentuale di giorni in cui è stata utilizzata una protezione solare
  • il tempo trascorso all’aria aperta (giorni e minuti) sotto il sole di mezzogiorno
  • il numero di scottature negli ultimi 3 mesi.

Cosa è emerso dallo studio?
Gli individui che hanno utilizzato la APP hanno riportato tempi di permanenza all’ombra più lunghi (giorni medi passati all’ombra, 41,0% vs 33,7%), ma un minore uso di creme solari (media dei giorni, 28,6% vs 34,5%) rispetto al gruppo di controllo. Non è stata riscontrata alcuna differenza significativa nel numero di scottature riportate negli ultimi 3 mesi (media, 0,60 nel gruppo di trattamento vs 0,62 per quello di controllo). Coloro che hanno utilizzato l’applicazione hanno passato meno tempo al sole e seguendo di più i comportamenti di protezione. In sostanza, sembra che fornire consulenze personalizzate su quanto e dove le persone stanno al sole può aiutare a ridurre l’esposizione indisciplinata ai raggi ultravioletti: l’uso della APP ha infatti portato a qualche miglioramento nel proteggersi dal sole, seppure meno persone del previsto l’abbiano utilizzata…

Approfondimento: proteggersi dal sole

L’estate è nell’aria e con il suo arrivo ci esporremo inevitabilmente di più ai raggi del sole, e, anche quando il sole fa bene, come nel caso della psoriasi, è bene ricordare quanto sia indispensabile proteggersi da un’esposizione indisciplinata. Proteggersi dell’eccessiva esposizione ai raggi solari è, infatti,  un atto dovuto di prevenzione, un investimento per la salute della nostra pelle e per la nostra salute generale, anche quando l’esposizione ai raggi del sole fa bene come nel caso della psoriasi.
Per  saperne di più in tema di protezione solare, leggi:

Proteggersi dal sole: un identikit delle persone a rischio

Abbronzatura sicura: le dieci parole chiave

Norina Wendy Di Blasio, scientific editor

Fonte: Buller DB, Berwick M, Lantz K, et al. Smartphone Mobile Application Delivering Personalized, Real-Time Sun Protection Advice: A Randomized Clinical Trial. JAMA Dermatol 2015 Jan 28;[EPub Ahead of Print]

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